L'iceberg dei Costi Nascosti nella Progettazione degli Impianti di Trattamento dei Rifiuti

Una guida per gli imprenditori che vogliono evitare ritardi, perdite finanziarie e ottenere il meglio dal  loro investimento.

Il 70% degli impianti di gestione dei rifiuti supera il budget iniziale a causa di errori di progettazione.

Uno studio di settore ha evidenziato la drammaticità del problema dei costi nascosti nella progettazione degli impianti di gestione dei rifiuti. Ignorare questo rischio può avere conseguenze devastanti per le aziende, con ritardi, perdite finanziarie e persino la messa a rischio del business stesso.

Se conosci le storie di imprenditori che hanno investito in un progetto che si è rivelato un incubo finanziario a causa di costi nascosti, la storia di Marco ti risulterà familiare.

L'incubo del budget: “Come un impianto mal progettato ha quasi affondato la mia azienda”

Marco, titolare di un'azienda di medie dimensioni, era entusiasta del suo nuovo progetto: un impianto di gestione dei rifiuti all'avanguardia che avrebbe rivoluzionato il suo business. Tuttavia, l'entusiasmo si è presto trasformato in incubo quando i costi del progetto hanno iniziato a lievitare incontrollatamente. Errori di progettazione e scelte sbagliate dei materiali hanno portato a ritardi, inefficienze e problemi operativi che hanno fatto schizzare il budget alle stelle. L'azienda di Marco si è trovata sull'orlo del baratro, a un passo dalla bancarotta.

Episodi come questo hanno spinto il team della Nuovo srl a fare chiarezza sugli strumenti per evitare i 5 costi sommersi nella progettazione degli  impianti di gestione dei rifiuti. In questa guida, presentiamo l’iceberg dei costi nascosti e come evitarli per ottenere il massimo dal proprio investimento.

I 5 strati dell’Iceberg dei Costi Nascosti.

Investire nella progettazione di un impianto di trattamento rifiuti è un'avventura entusiasmante, ma come in ogni viaggio, ci sono insidie da evitare. Proprio come un iceberg nasconde la maggior parte della sua massa sotto la superficie, anche un progetto può celare costi nascosti che vanno chiariti con chiarezza e competenza.

Il primo strato dell’iceberg è quello più sommerso e il quinto è quello più vicino alla superficie. In questa esposizione  partiamo dal livello più sommerso perché è il più grave, e via via risaliamo in superficie, verso la punta dell’iceberg,  ma ogni livello presenta un conto molto salato.

  1. Il primo dei 5 costi nascosti: la scelta errata del sito

La scelta di un terreno inadeguato può trasformare qualsiasi progetto in una palude di costi e ritardi.

Secondo uno studio di settore,  1 impianto su 5 sorge su un terreno che nasconde trappole come la contaminazione del suolo.

Immagina il Dott. Verdi, un brillante imprenditore che ha investito tempo e denaro nel suo impianto di gestione dei rifiuti, solo per scoprire che il terreno su cui sorge è contaminato. A questo punto scoprirà che bonificare il sito può diventare un incubo finanziario, con costi che variano da 100 a 1.000 euro al metro quadrato.

Ma non è tutto: ritardi nell'ottenimento di permessi e autorizzazioni possono allungare i tempi di realizzazione del progetto oltre i 12 mesi, con oneri aggiuntivi che raggiungono i 100.000 euro.

Senza dimenticare i costi di trasporto dei rifiuti: un sito mal posizionato può tradursi in chilometri in più da percorrere, con un aggravio di 0,10-0,50 euro per chilometro per ogni tonnellata di rifiuti.

E’ emblematico il caso di un impianto di compostaggio che evitiamo di nominare nel rispetto della privacy. L’impianto fu costruito su un terreno non idoneo, causando la contaminazione delle falde acquifere e richiedendo una bonifica dal costo di oltre 1 milione di euro.

Cosa tenere a mente:

  • Costi di bonifica: da 100 a 1.000 euro/mq
  • Ritardi e oneri permessi: dai 6 e oltre 12 mesi, da un minimo di 30.000 e oltre 100.000 euro
  • Maggiori costi di trasporto: da 0,10 a 0,50 euro/km per tonnellata
  1. Il secondo dei 5 costi nascosti: una progettazione inadeguata del sistema di trattamento

Un'analisi di 100 impianti di trattamento dei rifiuti ha rilevato che oltre il 15% presentava carenze progettuali che ne compromettevano l'efficienza e la conformità alle normative.

Torniamo nei panni del Dott. Verdi che ha investito le sue migliori energie in un impianto di gestione dei rifiuti, solo per scoprire che il sistema di trattamento non è all'altezza.

Cosa significa?

  • Energia sprecata e costi alle stelle: fino al 20% di consumo energetico in più rispetto a un impianto ben progettato, con un aumento dei costi di gestione che può superare i 500.000 euro all'anno.
  • Problemi operativi e guasti frequenti: l'impianto non funziona come dovrebbe, richiedendo interventi di manutenzione e riparazione che possono costare fino al 10% del costo di investimento annuale.
  • Rischio di multe e sanzioni: la mancata conformità alle normative ambientali può comportare sanzioni pecuniarie fino a 500.000 euro e addirittura sanzioni penali.

Un caso reale è quello di un impianto di incenerimento mal progettato che ha avuto un'efficienza energetica inferiore del 20% rispetto alle aspettative, con un aumento dei costi di gestione di oltre 500.000 euro all'anno.

Come evitare questa trappola?

La M.A.P. (Mappatura Analitica Preventiva) è uno strumento che in tre settimane presenta  a) una diagnosi delle problematiche reali, b) Le linee guida per evitare i costi nascosti e c) Le azioni coerenti per l'attuazione delle linee guida.

Cosa tenere a mente:

  • Efficienza energetica: un sistema ben progettato può ridurre significativamente il consumo di energia e i costi di gestione.
  • Affidabilità: un sistema di trattamento efficiente dovrebbe funzionare senza intoppi e richiedere una manutenzione minima.
  • Conformità alle normative: è fondamentale rispettare tutte le normative ambientali per evitare sanzioni e multe.
  1. Il terzo dei 5 costi nascosti: la sottovalutazione delle dimensioni dell'impianto

Cosa succede se il Dott. Verdi scopre che il suo impianto non è abbastanza grande per gestire il volume di rifiuti che aveva previsto?

Sarà costretto ad affrontare:

  • Ampliamenti costosi: un impianto sottodimensionato richiede spesso ampliamenti costosi, che possono far lievitare il costo iniziale fino al 50%.
  • Ritardi nell'avvio: la necessità di modificare l'impianto può ritardare l'avvio del progetto di almeno 6 mesi.
  • Mancata efficienza: un impianto che lavora al di sopra della sua capacità progettuale è meno efficiente e più soggetto a guasti.

Un esempio concreto che cita spesso il direttore tecnico della Nuovo srl illustra il caso di un impianto di biodigestione progettato per una capacità di 10.000 tonnellate/anno che dopo due anni è stato costretto a passare a 20.000 tonnellate/anno, con un costo aggiuntivo di 15 milioni di euro.

Perché succede? Beh, la stima del volume di rifiuti da trattare è un processo complesso influenzato da diversi fattori, come la crescita economica, l'andamento demografico e le normative in materia di gestione dei rifiuti. Se a questo si aggiunge un errore di progettazione nella stima della quantità di rifiuti o della capacità di trattamento dell'impianto, il gioco è fatto e c’è da pagare il conto!

Come si evita la sottovalutazione delle dimensioni dell’impianto?

Ecco alcune indicazioni:

  • Effettua uno studio approfondito del mercato: prenditi il ​​tempo necessario per analizzare il contesto e stimare correttamente il volume di rifiuti da trattare, tenendo conto di tutti i fattori in gioco.
  • Progetta l'impianto con una capacità di riserva: non limitarti alla stima iniziale, ma prevedi una capacità di trattamento superiore per far fronte a eventuali aumenti di volume futuri.
  • Affidati a partner esperti: scegli professionisti competenti e con una comprovata esperienza nella progettazione di impianti di gestione dei rifiuti. La loro competenza sarà una garanzia di accuratezza e affidabilità.

Tieni a mente:

Lo scopo della M.A.P. (Mappatura Analitica Preventiva) è di favorire una visione cristallina e accurata della progettazione e  delle dimensioni dell'impianto.

Investi tempo e risorse nella pianificazione, scegli i giusti professionisti e non aver paura di prevedere un po' di margine: in questo modo, il tuo impianto di gestione dei rifiuti sarà pronto ad affrontare qualsiasi sfida futura.

 

  1. Il quarto dei 5 costi nascosti: la scelta di tecnologie obsolete o non idonee

Il ciclo di vita medio delle tecnologie per la gestione dei rifiuti è di 20 anni, ma molte tecnologie diventano obsolete in meno di 5 anni.

Il nostro caro Dott. Verdi è un imprenditore capace e attento, ma in questo caso non è stato aiutato nella scelta delle tecnologie adatte alle sue esigenze.

Cosa comporta la scelta di tecnologie inadatte?

  • Bassi rendimenti: l'impianto non produce i risultati attesi in termini di quantità di rifiuti trattati e di materiali riciclati (perdite di produzione dal 20% in su)
  • Produttività ridotta: l'impianto è lento e inefficiente, con conseguenti perdite di tempo e denaro.
  • Maggiori costi di manutenzione/riparazione: le tecnologie obsolete sono più soggette a guasti e richiedono interventi di manutenzione frequenti e costosi (fino al 20% del costo di investimento annuale).
  • Obsolescenza rapida: le tecnologie evolvono rapidamente e l'impianto potrebbe diventare obsoleto in pochi anni, richiedendo costose sostituzioni (dal 50% del costo iniziale in meno di 5 anni)

Un esempio concreto: un impianto di riciclaggio di plastica ha dovuto sostituire le sue linee di produzione dopo 5 anni a causa dell'obsolescenza tecnologica, con un costo di 5 milioni di euro.

Perché succede?

  • Scelta errata della tecnologia: la scelta di una tecnologia non idonea al tipo di rifiuti da trattare o alle esigenze specifiche del progetto può avere conseguenze negative.
  • Mancanza di aggiornamento: le tecnologie per la gestione dei rifiuti evolvono continuamente e non aggiornarsi alle ultime innovazioni può portare all'obsolescenza precoce dell'impianto.
  • Pressione sui costi: la scelta di tecnologie obsolete può essere motivata da un iniziale risparmio economico, ma a lungo termine si traduce in costi maggiori.

Come evitare il quarto costo nascosto?

Ecco tre consigli chiave per una scelta oculata.

Prima di tutto, bisogna prendersi il tempo necessario per esplorare diverse tecnologie.

Con una esperienza di più di tre decenni alle spalle, ecco la regola che ha sempre accompagnato le scelte del direttore tecnico della Nuovo: “Mai limitarsi alla prima opzione che si trova, ma confronta diverse soluzioni per valutare le prestazioni, le innovazioni e i loro pro e contro.” Naturalmente bisogna sempre considerare fattori come il tipo di rifiuti da trattare, la capacità di trattamento desiderata, l'efficienza energetica e l'impatto ambientale.

Secondo, scegli partner esperti e competenti.

Scegli professionisti con una comprovata esperienza nella progettazione di impianti di gestione dei rifiuti e che siano al passo con le ultime innovazioni tecnologiche. Assicurati che la loro reputazione sia solida e che siano in grado di realizzare impianti efficienti e affidabili.

Terzo, pianifica fin da subito un piano di ammodernamento periodico dell'impianto.

L'obsolescenza tecnologica è ineluttabile, quindi è fondamentale prevedere un budget dedicato all'aggiornamento dell'impianto per mantenerlo competitivo e adattarlo alle nuove tecnologie emergenti. Progetta l'impianto in modo flessibile e modulare per facilitare l'integrazione di nuove soluzioni in futuro.

Investire tempo e risorse nella scelta di tecnologie adeguate e nella pianificazione di aggiornamenti periodici è fondamentale per evitare i costi nascosti associati all'obsolescenza. In questo modo, potrai garantirti un impianto di gestione dei rifiuti efficiente, performante e duraturo nel tempo.

La tecnologia è in continua evoluzione, e le scelte odierne avranno un impatto significativo sul futuro del progetto.

  1. Il quinto dei 5 costi nascosti: una pianificazione inadeguata

Prima di salutare il Dott. Verdi, indossiamo ancora una volta i suoi mocassini,  e condividiamo con lui la delusione che ha provato quando si è reso conto che la mancanza di pianificazione dettagliata causava ritardi, errori e costi imprevisti.

Cosa significa?

  • Errori di esecuzione: lacune nella pianificazione possono portare a errori durante la costruzione, con conseguenti ritardi e costi aggiuntivi.
  • Ritardi nei lavori: un impianto non correttamente pianificato può richiedere da 3 a 6 mesi in più per essere completato, con un impatto significativo sul tuo budget e sul tuo calendario.
  • Costi imprevisti: la mancanza di pianificazione può far emergere problemi imprevisti durante la costruzione, richiedendo interventi costosi non preventivati.
  • Difficoltà di integrazione: un impianto non progettato per integrarsi con i sistemi esistenti può richiedere modifiche e adattamenti costosi.

Un esempio concreto: un impianto di trattamento dei rifiuti da 10 milioni di euro con una progettazione inadeguata ha subito ritardi di 6 mesi e costi aggiuntivi fino a 5 milioni di euro, pari al 50% del costo di investimento iniziale.

Le conseguenze della mancanza di pianificazione dettagliata possono trasformarsi in un incubo di costi nascosti e ritardi frustranti. Infatti, quando il caro Dott. Verdi si è ritrovato a  fare i conti con ritardi di 6 mesi, ha dovuto affrontare costi aggiuntivi fino al 50% del suo investimento iniziale. Ed è proprio quello che è successo ad un impianto da 10 milioni di euro, con costi lievitati a 15 milioni!

Perché succede?

Progettare un impianto di gestione dei rifiuti non è come costruire una casa, richiede competenze specifiche e attenzione ai dettagli. Se ti affidi a progettisti, bravi sulla carta, ma inesperti o privi delle conoscenze adeguate, il rischio dei costi sommersi aumenta considerevolmente.

Nondimeno, la via d’uscita è nota: pianificare con cura!  Non si scappa dalla regola: investire tempo e risorse nella pianificazione dettagliata di ogni fase del progetto è fondamentale per evitare errori e costi imprevisti.

Ogni progetto è un’avventura entusiasmante!

Investire nella progettazione di un impianto di trattamento rifiuti è un'avventura entusiasmante, ma resta cruciale la scelta del business partner che deve  dimostrare la sua competenza e una comprovata esperienza nella progettazione di impianti di gestione dei rifiuti: la competenza di chi progetta la gestione dell’impianto è una garanzia di prestazioni e affidabilità.

Inoltre, predisporre un piano di comunicazione efficace è fondamentale per evitare confusione e ritardi. Assicurati che tutte le parti coinvolte nel progetto siano in costante contatto e che le informazioni fluiscano in modo chiaro e trasparente.

Una guida per gli imprenditori che vogliono le migliori prestazioni dal  loro investimento.

Esiste una  soluzione rassicurante che può aiutarti a evitare le trappole dei costi sommersi?

Sì, deve aiutarti a mappare la progettazione dell'impianto in modo modulare e deve facilitare l'integrazione tra i sistemi esistenti e l'adattamento a future esigenze e deve aiutarti a monitorare costantemente l'avanzamento del progetto in modo da intervenire tempestivamente in caso di problemi e minimizzare i ritardi e i costi aggiuntivi. Ma devi procedere per gradi e il primo passo è la Mappatura Analitica Preventiva (M.A.P.).

Dulcis in fundo: il successo lascia tracce..

Il successo imprenditoriale dei nostri clienti testimonia  come la progettazione della gestione di un impianto deve prevenire i costi nascosti che mettono a rischio un progetto. Se vuoi sapere come hanno fatto i nostri clienti a realizzare un impianto di gestione dei rifiuti efficiente e redditizio, ecco il filo rosso delle loro storie di successo.

Parti da qui.

Chiedi una consulenza per ricevere la M.A.P.  in modo da avere una visione cristallina per:

  • Scegliere il sito adatto: evitando un terreno potrebbe richiedere una bonifica, etc.
  • Progettare un sistema di trattamento efficiente: riducendo il consumo energetico e i costi di gestione.
  • Dimensionare correttamente l'impianto: per far fronte all'aumento del volume di rifiuti in futuro.
  • Scegliere le tecnologie più avanzate: garantendo un'elevata efficienza e una lunga durata.
  • Pianificare il progetto con cura: evitando ritardi e costi imprevisti.

 

NOTA. Solo una volta al mese — il primo mercoledì di ogni nuovo mese — gli esperti della Nuovo srl offrono una consulenza di 30 minuti allo scopo di mappare sia le condizioni attuali del tuo impianto che le opportunità per migliorarne le prestazioni e l’ampliamento delle sue capacità.   Per fissare un appuntamento si può compilare il form sul sito www.nuovosrl.it  o si può chiamare il numero 3388960449


Marchio Nuovo Srl

La Nuovo S.r.l. cambia forma. Innovazione e status ambientale

Progettazione

Settembre 18, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

La Nuovo S.r.l. cambia forma. E lo fa attraverso un nuovo claim, ossia innovazione e status ambientale.

La ragione dietro questa metamorfosi è la conseguenza delle attività e delle iniziative svolte dall’azienda, che fa del proprio core business la progettazione e la realizzazione per il trattamento ed il recupero dei rifiuti.

Innovazione perché il team tecnico svolge una costante attività di ricerca e sviluppo nel settore ambientale, che l’hanno portata ad ottenere due brevetti per due tipologie d’impianti innovativi, oltre al continuo miglioramento per offrire ai propri clienti ed al mercato piattaforme con tecnologie avanzate che siano conformi con gli standard ambientali e normativi attuali.

Lo Status ambientale invece rappresenta la necessità di diffondere un modus operandi costituito da buone prassi che permettano di trasmettere una percezione differente delle piattaforme di trattamento rifiuti e degli imprenditori del settore ambientale, dato che ancora oggi c’è ancora molta diffidenza quando si parla di rifiuti.

Il cambio di paradigma è possibile, ma solo attraverso l’ausilio di piattaforme innovative che permettano di trasformare i rifiuti in risorse, tutelando l’ambiente e la collettività e creando un confronto aperto e trasparente con le comunità locali e le autorità competenti, in modo da costruirsi il proprio STATUS AMBIENTALE.


Le piattaforme polivalenti: cosa sono?

Progettazione

Luglio 20, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Anche se il concetto di impianto di gestione rifiuti è immediatamente chiaro nell’immaginario collettivo, per chi si avvicina al settore ambientale da novizio il termine “piattaforma polivalente (o polifunzionale) di gestione rifiuti” potrebbe non essere altrettanto ovvio.

Una piattaforma polifunzionale per il trattamento dei rifiuti è un impianto articolato in sottosezioni indipendenti (ma spesso interconnesse) che gestiscono rifiuti di diversa natura contemporaneamente. Grazie alla loro flessibilità e alla progettazione attenta degli spazi e dei processi, le piattaforme polivalenti possono trattare in simultanea rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi, liquidi e solidi, in totale sicurezza e in piena efficienza.

In poche parole, sono stabilimenti che permettono di raggiungere più obiettivi ambientali all’interno di un’unica macro-struttura impiantistica.

Quali sono alcuni esempi?

Un impianto di trattamento liquidi che permette di depurare le acque reflue derivanti dalle attività umane e di effettuare contestualmente il recupero degli oli dai rifiuti liquidi speciali.

Un impianto di gestione rifiuti solidi che realizza la valorizzazione energetica del CSS-rifiuto e al contempo esegue il lavaggio dei terreni contaminati.

Un impianto nel quale viene realizzato lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti liquidi e in contemporanea si ritira, gestisce e recupera materiale dai rifiuti speciali e urbani.

Nuovo S.r.l. si occupa di consulenza, progettazione, realizzazione, formazione del personale e gestione di un’ampia gamma di impianti di trattamento e il suo know-how le ha permesso di cimentarsi nella progettazione di piattaforme polifunzionali estremamente innovative. Puoi trovare ulteriori informazioni sulle attività della Nuovo a questo link: https://nuovosrl.it/site/notizie-approfondimenti/


inertizzazione

Inertizzazione e la nuova piattaforma polivalente nel Molise

Progettazione

Luglio 7, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Nuovo srl prosegue nel suo lavoro di progettazione di impianti di trattamento dei rifiuti, in particolare, nel Molise, si occuperà di tutta la filiera che dal PAUR e dalla progettazione esecutiva arriverà fino alla costruzione dell’impianto che avrà come cuore il processo di inertizzazione.

Prima di entrare con maggiore attenzione sul nuovo impianto da realizzare e sulle sue specificità, è bene ricordare le caratteristiche principali della inertizzazione per meglio comprendere la articolazione del progetto molisano.

inertizzazione

Cos’è l’inertizzazione?

Si tratta di un processo chimico o chimico-fisico che fa in modo che il rifiuto non ceda, quindi non liberi le sostanze inquinanti nell’ambiente.

In particolare i processi di cui si parla in questo caso sono definiti di stabilizzazione e solidificazione :

  • Solidificazione significa indurire i rifiuti così da renderli più solidi o nel caso siano liquidi cambiarne lo stato fisico;
  • Stabilizzazione significa rendere stabile dal punto di vista chimico i rifiuti, verificando mediante test di lisciviazione che non si deteriorino e non rilascino inquinanti sotto l’effetto di agenti meteorici.

Inertizzazione, quando si applica?

L’ inertizzazione  si applica in particolare ai rifiuti contenenti inquinanti, di solito inorganici, che possono provenire da alcuni settori produttivi, per esempio lavorazione dei metalli,  trattamento superficiale dei metalli (fanghi da trattamento di acque di lavaggio da cromatura, nichelatura, ramatura), centrali termoelettriche e impianti di termo-utilizzazione rifiuti (ceneri di combustione; scorie da trattamento fumi), trattamenti chimici, industria ceramica, fotografica, tessile ( residui da sedimentazione primaria, fanghi da impianti di depurazione), oltre al dragaggio dei fanghi e la bonifica dei terreni.

La piattaforma polivalente da costruire

L’impianto di trattamento rifiuti del comune molisano è una piattaforma polivalente, orientata anche al trattamento di rifiuti di varia natura.
L’impianto di inertizzazione sarà integrato nel sistema produttivo esistente per il trattamento di rifiuti solidi o semi-solidi, pericolosi e non, al fine di renderli idonei allo smaltimento finale in discarica e avrà una capacità di trattamento di 10 ton/h.

inertizzazione


soil washing

Il Rifiuto da spazzamento stradale

Progettazione

Luglio 5, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci
I rifiuti da spazzamento stradale appartengono alla categoria dei rifiuti urbani e possono essere trattati con la tecnica del soil washing.

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depurazione

La depurazione chimico-fisica

Progettazione

Maggio 29, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Il trattamento chimico-fisico è un sistema di depurazione utilizzato in particolare nel trattamento delle acque reflue industriali. La depurazione chimico-fisica permette di rimuovere dai reflui le sostanze inquinanti scarsamente biodegradabili mediante l’utilizzo di additivi chiamati “reagenti” che generano reazioni di tipo chimico e fisico nelle acque reflue.

Sebbene la depurazione chimico-fisica sia utilizzata principalmente per l’eliminazione delle sostanze inorganiche, essa può essere utilizzata con efficienza anche per rimuovere alcune sostanze organiche.

Tra i reagenti comunemente utilizzati negli impianti di trattamento chimico-fisico ci sono calce, polielettrolita, acido solforico, soda caustica, acqua ossigenata, cloruro ferrico e così via. I reagenti più adatti vengono selezionati in base alla tipologia del refluo da trattare.

Le reazioni per la depurazione delle acque avvengono all’interno di una vasca chiamata “reattore chimico-fisico”.

I reattori di trattamento possono essere di tipo “continuo” oppure “discontinuo o a batch”.

In un reattore continuo il refluo passa attraverso due o più comparti di agitazione e additivazione mediante un flusso continuo, senza alcuna interruzione. Questa tecnologia è particolarmente efficace negli impianti in cui le acque reflue in ingresso hanno caratteristiche omogenee, pressocché stabili nel tempo, sia in termini qualitativi che quantitativi.

In un reattore di trattamento discontinuo, o a batch, tutte le reazioni chimiche avvengono in sequenza in un unico comparto o vasca di reazione. Il trattamento a batch permette di avere maggiore controllo sui processi di trattamento e sui dosaggi degli additivi, il che lo rende ideale per trattare reflui disomogenei e incostanti in termini di quantità e qualità mediante l’elaborazione di ricette ad hoc per ogni partita di rifiuto.

Le reazioni solitamente generate all’interno dei reattori, sia continui che discontinui, sono dette di chiari-flocculazione.

La flocculazione consiste nell’additivare nel refluo reagenti con proprietà coagulanti e flocculanti in grado di aggregare gli inquinanti presenti nell’acqua in “fiocchi”.

La chiarificazione è la reazione successiva alla flocculazione che permette l’effettiva separazione dei fiocchi di inquinanti dall’acqua (mediante un processo di sedimentazione o flottazione).

Gli inquinanti vengono eliminati dai reattori chimico-fisici sotto forma di fango che viene ispessito e poi disidratato attraverso l’utilizzo di nastro presse o filtropresse e infine portato allo smaltimento finale. Invece, l’acqua chiarificata prosegue di solito il trattamento in un depuratore biologico, che elimina la parte biodegradabile degli inquinanti, e dal biologico può essere ulteriormente depurata mediante impianti di ultrafiltrazione, nanofiltrazione e osmosi inversa con l’obiettivo di rimpiegarla come preziosa risorsa idrica.


depuratore biologico

Il depuratore biologico

Progettazione

Maggio 29, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Il trattamento biologico è una tecnologia ampliamente utilizzata nel settore del trattamento delle acque reflue, sia industriali che civili, nel primo caso coadiuvato da un adeguato trattamento chimico-fisico realizzato a monte del reattore biologico, nel secondo caso utilizzato come trattamento depurativo principale.

Un reattore biologico non è altro che una comunità di batteri e organismi unicellulari, solitamente chiamata “fango biologico”, che in condizioni ideali di pH, temperatura, ossigeno disciolto e nutrienti, utilizza la sostanza organica presente nelle acque reflue per nutrirsi e per riprodursi, ottenendo al contempo l’effetto di depurazione sulle acque.

L’applicazione più nota di tale “tecnologia naturale” è per la depurazione dei reflui civili.

Un depuratore civile è solitamente composto da tre linee impiantistiche:

  1. Trattamenti preliminari,
  2. Trattamenti secondari,
  3. Trattamento fanghi.

I trattamenti preliminari sono quelle operazioni che introducono i reflui all’impianto di depurazione vero e proprio e che realizzano la separazione dei corpi estranei dal liquido, dagli stracci alla sabbia.

La fase di trattamento successiva, definita trattamento secondario, rappresenta il cuore pulsante dell’impianto di depurazione, ovvero il reattore biologico.

Tale linea può essere composta da:

  • Equalizzazione, o bilanciamento per equilibrare il carico organico e idraulico;
  • Reattori biologici, ovvero una o più vasche in cui i fanghi attivi effettuano la depurazione. Solitamente le vasche sono due, una in cui vengono avviene le nitro/denitro e una vasca di ossidazione;
  • La sedimentazione, realizzata solitamente attraverso un sedimentatore statico, separa naturalmente i batteri dall’acqua depurata che sarà completamente disinfettata e resa idonea allo scarico mediante l’aggiunta di cloro.

L’ultima linea di trattamento è il trattamento fanghi. In questa fase, i fanghi di supero estratti dal biologico, vengono addensati mediante centrifughe o disidratati mediante filtro presse o nastro presse e successivamente inviati in discarica.


FAQ

Le FAQ di Nuovo per ampliare le proprie conoscenze

Progettazione

Maggio 17, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Le FAQ, Frequently Asked Questions, hanno diverse funzioni, spesso sono usate per fornire e aiutare nella gestione dei problemi tecnici o per chiarire le regole di un sito web o il funzionamento di un software.

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Soil washing

Impianti di soil washing

Progettazione

Maggio 16, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Impianti di soil washing

Nuovo srl ha registrato un brevetto sul soil washing, Hydro-Shocks, e spesso ne parliamo per sottolineare i vantaggi di lavorare con una azienda innovativa e una soluzione tutta italiana per la bonifica del suolo contaminato.

Soil washing

Il soil washing, così come viene progettato e realizzato, è una tecnologia per rimuovere i contaminanti dal suolo utilizzando due processi:

  • separazione fisica delle dimensioni
  • lisciviazione chimica utilizzando soluzioni acquose.

La procedura si basa sul fatto che la maggior parte dei contaminanti organici e inorganici tende a legarsi alle particelle di argilla, limo e terreno organico.

Gli additivi e i reagenti che vengono aggiunti all’acqua dipendono dalla natura della contaminazione da trattare.

Questa tecnica prevede un primo processo di selezione meccanica per la rimozione di materiali grossolani come rifiuti plastici, legni e sassi. Successivamente, il terreno viene miscelato con la soluzione di lavaggio mediante una sfangatrice a botte che imprimendo un movimento energico al materiale, lo lava. I successivi dispositivi di lavaggio separano e lavano la sabbia e la ghiaia e concentrano i contaminanti in una soluzione acquosa, chiamata torbida, dalla quale viene recuperata, attraverso un trattamento di tipo chimico-fisico, acqua utilizzabile per un nuovo processo. I contaminanti vengono infine intrappolati in un volume molto piccolo di fango palabile che può essere ulteriormente trattato o smaltito direttamente.

Questa tecnologia è stata applicata per rimuovere un’ampia varietà di contaminanti tra cui composti organici, metalli pesanti. Il vantaggio principale è la sua economicità in quanto riduce la quantità di materiale che richiederebbe un ulteriore trattamento con un’altra tecnologia più costosa.

Il brevetto di Nuovo

Nuovo, introducendo il brevetto Hydro-Shocks ha portato innovazione di processo e creato un dispositivo che funziona in modo diverso dai soliti impianti di soil washing.

Infatti a differenza delle tradizionali tecniche applicate negli impianti di soil washing, Hydro-Shocks concentra in un unico sistema quello che attualmente viene suddiviso in 2 passaggi consentendo la progettazione di un impianto di soil washing più efficace.

Si tratta di un dispositivo di lavaggio e pulizia di materiale incoerente come sabbie, pietrisco, ghiaia o simili, che sostituisce i tradizionali sistemi composti da idrocicloni e celle di attrizione. Tale sistema brevettato, grazie alle proprie caratteristiche costruttive, permette di staccare i contaminanti dalle sabbie e di separare l’acqua dalle sabbie in un unico passaggio, riducendo di conseguenza i costi energetici di trattamento.

L’impianto di soil washing può lavare i terreni da diversi contaminanti, come benzene, toluene, idrocarburi clorurati, oli minerali, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, cianuri e metalli pesanti.


Progettazione di impianti

La progettazione di impianti per la bonifica dei siti contaminati

Progettazione

Maggio 3, 2023|In Progettazione|By Maurizio Tucci

La crescente diffusione delle attività industriali dovuta alla domanda, sempre maggiore, di prodotti e servizi da parte dei Paesi Industrializzati, se da un lato ne permette lo sviluppo economico, dall’altro ha determinato, negli ultimi anni, l’inquinamento delle aree di insediamento degli impianti e di quelle limitrofe. Col tempo, quindi, è cresciuta sempre di più la necessità sia di ridurre le emissioni (solide, liquide e aeriformi) degli impianti esistenti e di nuova costruzione, sia di riportare le condizioni fisico/chimiche dei siti inquinati a quelle originarie. La normativa vigente, quindi, si basa su queste due strade: limitare le emissioni e regolamentare le bonifiche dei siti inquinati.

In particolare, grazie agli sviluppi di nuove tecnologie ed al consolidamento di quelle già sperimentate da anni, ormai anche il settore delle bonifiche dei siti inquinati annovera in tutto il mondo esperienze positive di siti inquinati riportati alle originarie condizioni generali. Nonostante questo, la bonifica dei siti inquinati è ancora lontana dall’essere risolta in Italia. Anche se si sono registrati passi in avanti, c’è ancora molto da fare.

La società NUOVO SRL si occupa di consulenza, progettazione, realizzazione, formazione del personale e gestione di impianti, per il trattamento di rifiuti liquidi, fangosi, solidi di natura civile, industriale, pericolosi e non.

Il know how ultratrentennale dei tecnici ha spinto l’azienda ad una ricerca e ad una innovazione costante nella progettazione di impianti per il trattamento dei rifiuti ed in particolare nella progettazione di Piattaforme Polifunzionali, permettendo di offrire ai propri clienti soluzioni adeguate alle loro esigenze.

L’esperienza maturata dall’azienda in questo specifico campo le ha permesso durante l’anno 2022 di sviluppare soluzioni impiantistiche innovative e uniche.

La Nuovo S.r.l. ha già studiato applicazioni e progettato impianti per la bonifica di terreni contaminati, in particolare attraverso le tecnologie e i processi di soil washing. Inoltre, nel 2021 ha iniziato le proprie ricerche e lo sviluppo di un progetto che prevede l’utilizzo di un impianto di desorbimento e di un inertizzatore.

Nel corso del 2022, la Nuovo S.r.l. ha deciso di continuare lo studio delle tecnologie e processi applicabili nel settore delle bonifiche per sviluppare un sistema integrato del tutto nuovo, che sia innovativo e automatizzato e che riduca la quantità di terreni diretti alla discarica e ne massimizzi il recupero e la rinascita a nuova vita. Durante l’anno scorso ha quindi implementato gli studi per ottimizzare il processo che comprende il desorbimento e l’inertizzazione dei terreni contaminati.

 

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