VIA

Valutazione di impatto ambientale

Mese: Agosto 2022

Agosto 30, 2022|In Progettazione|By Maurizio Tucci

La valutazione di impatto ambientale e il PAUR

V.I.A. o Via è la Valutazione di Impatto Ambientale introdotta nel 1985 dall’Unione Europea come strumento di politica ambientale.

La VIA entra in vigore in Italia l’8 luglio del 1986 con la Legge n. 349 con la quale viene istituito il Ministero dell’Ambiente.

valutazione di impatto ambientale

 

Come funziona la Valutazione di Impatto Ambientale?

L’ autorizzazione viene rilasciata dalla pubblica amministrazione sulla base di progetti presentati da enti pubblici o privati che individua, valuta e descrive gli effetti dell’opera o del progetto sull’ambiente e la salute umana e, allo stesso tempo previene, minimizza ed elimina gli impatti negativi sull’ambiente circostante.

La competenza della Valutazione di Impatto Ambientale è della Regione o del Ministero dell’Ambiente a seconda dell’importanza del progetto da realizzare.

Valutazione di Impatto Ambientale: di cosa di tratta?

I concetti fondamentali della VIA sono: prevenzione (analizza gli ipotetici impatti), integrazione (analizza gli effetti cumulativi), confronto (stabilisce un dialogo e riscontro tra chi autorizza e chi progetta) e partecipazione (garantisce il contributo dei cittadini e associazioni per assicurare trasparenza).

Prima dei recenti interventi semplificatori per rendere più snella la burocrazia, era necessario fare più richieste, una per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), una per l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) ed altre a Enti diversi come per esempio i Vigili del Fuoco.

Si trattava quindi di più domande, più documenti e doppia commissione.

La semplificazione della VIA, il PAUR.

La procedura è stata semplificata dal PAUR, Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale.

Con questa nuova procedura sono state unite tutte le richieste di autorizzazioni necessarie per la realizzazione dell’opera, semplificando anche la produzione documentale.
Infatti, oggi, tutti i documenti necessari ai vari Enti, vengono inseriti sul portale della Regione di riferimento, facilitando l’accesso a tutti, nell’ottica di un’amministrazione trasparente e nel rispetto dell’ambiente in quanto c’è un risparmio totale della carta.
Il PAUR, oltre ad aver ottemperato alla semplificazione della domanda dal punto di vista documentale, ha snellito ulteriormente la procedura in quanto ha istituito un’unica commissione che si occupa delle valutazioni e del successivo rilascio dell’Autorizzazione con le dovute prescrizioni.

I servizi di Nuovo srl e il PAUR.

Dall’introduzione del Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale, Nuovo srl ha già presentato diversi PAUR, alcuni andati a buon fine ed altri ancora in corso di valutazione da parte della commissione competente.
Da ricordare che la Nuovo srl è una impresa innovativa, stato giuridico che consente di avere facilitazioni fiscali.


CAR FLUFF

Mese: Agosto 2022

Agosto 18, 2022|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Il car fluff è uno scarto della rottamazione delle automobili, una opportunità per la produzione di energia.

Lo scorso 7 giugno, l’Europarlamento ha detto sì allo stop delle auto a combustione interna, vale a dire tutte quelle vetture alimentate a diesel, benzina, GPL e ibride a partire dal 2035.

Questa notizia rappresenta una svolta epocale dal punto di vista della lotta all’inquinamento, dato che le automobili risultato essere responsabili del 27-29% delle emissioni globali di gas serra (fonte: BloombergNEF, dato basato sull’Europa e gli Stati Uniti).

Sul fronte ambientale, l’elettrico vince a mani basse, infatti secondo alcuni studi gli impatti in termini di emissioni CO2 sono tre volte inferiori rispetto alle vetture a diesel e benzina.

car fluff

Con questa transizione inevitabilmente sorgerà un problema, cosa ne sarà di tutte queste auto? In Italia ci sono circa 40 milioni di auto e ogni anno vengono rottamate dal milione al milione e mezzo di vetture, con questa svolta elettrica che sta prendendo piede e inevitabilmente la farà da padrona per i prossimi 10-15 anni ci saranno milioni di auto da demolire.

Considerando che circa il 95% delle componenti che formano un’automobile sono recuperabili o riciclabili (metalli, vetro, batterie e componenti elettriche), tra queste è presente anche il car fluff, ossia la parte che si ottiene dopo la frantumazione ed è composta principalmente da pezzi di plastica e da tappezzeria. Attualmente la maggior parte di questo “scarto” finisce in discarica, ed è un vero peccato se pensiamo che il car fluff è stato ammesso alla produzione di CSS combustibile (DM 14 febbraio 2013, N.22 circolare 27 marzo 2018).

Avendo un importante potere calorifico, il car fluff è ottimo per il recupero energetico, e il fatto che la stragrande maggioranza di questa risorsa finisca in discarica o presso impianti di termovalorizzazione o cementifici esteri, rappresenta uno spreco enorme di risorsa

 

.car fluff

La via ideale come detto rimane la valorizzazione energetica presso impianti di trattamento termico così da trasformare i rifiuti in risorsa ed attuare un processo di economia circolare che preveda la produzione di energia elettrica e di calore.

Solo perseguendo questa strada si riuscirà a gestire una situazione che altrimenti potrebbe diventare estremamente complicata visto il numero di auto che dovranno essere rottamate nei prossimi anni.

car fluff

 

 

 

 

 


I TERMOVALORIZZATORI

Mese: Agosto 2022

Agosto 4, 2022|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Nei salotti romani dell’establishment politico i termovalorizzatori sono il tema del momento, la questione dei rifiuti nella Capitale è diventata ingestibile, immondizia ovunque cinghiali che sono arrivati alle porte della città e in tutto questo scenario i vari schieramenti politici che litigano tra di loro sulla fattibilità o meno di questa tipologia d’impianto, che in Italia suscita ancora tanto scetticismo.

Attualmente nella nostra Nazione sono attivi 37 termovalorizzatori (dal 2013 al 2020 sono diminuiti di undici unità), di cui 20 sono ubicati tra Lombardia ed Emilia Romagna, numeri eccessivamente esigui se prendiamo a riferimento i 96 della Germania e i 126 della Francia per non andare troppo lontani dai confini nazionali. Si stima che per soddisfare il fabbisogno nel nostro paese siano necessari almeno altri 30 impianti di questo genere, soprattutto al Centro-Sud dove il ricorso alla discarica continua ad essere massiccio e si attesta attorno al 20%.

Con la deadline dell’Unione Europea che incombe, (il tetto per la soglia massima di conferimenti in discarica è stata fissata al 10%, mentre la soglia minima per il riciclaggio al 65% per i paesi membri) un cambio di rotta è inevitabile. Sulla scorta di questi dati mettendo a confronto le discariche con i termovalorizzatori è provato che questi ultimi abbiano un impatto 8 volte minore, anche perché gli inceneritori hanno limiti molto stringenti relativi alle emissioni in atmosfera che non hanno eguali nel panorama delle installazioni industriali. Inoltre, favorendo il recupero energetico e termico dalla frazione organica dei rifiuti non riciclabili, il termovalorizzatore rientra nella lista di quegli impianti che attuano il processo di economia circolare.

Non trascurando il fatto che se ci fosse una distribuzione capillare di impianti su tutto il territorio nazionale, si eviterebbe il turismo dei rifiuti verso le Nazioni estere, che ha dei costi ben più alti sia in termini ambientali, (le emissioni generate dai trasporti) che economici (spese di conferimento) rispetto alla realizzazione di termovalorizzatori sul nostro territorio nazionale.

 

termovalorizzatori ed economia circolare

Il termovalorizzatore di Brescia è l’esempio più virtuoso che abbiamo in Italia, tratta oltre 500.000 tonnellate all’anno di rifiuti e produce energia elettrica e acqua calda per la rete di teleriscaldamento servendo l’80% delle abitazioni cittadine, inoltre nel 2006 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “Industry Award” del Wtert della Columbia University di New York, che l’ha eletto il “miglior impianto del mondo”.

Con l’attuale crisi energetica e dei rifiuti, quella dei termovalorizzatori può essere una soluzione che risolve più problemi contemporaneamente, oltre tutto con una tecnologia ultra consolidata.

E allora perché non seguire l’esempio di Brescia?

termovalorizzatori ed economia circolare