DISCARICHE: COSA SUCCEDERA’ ENTRO IL 2035

Mese: Luglio 2022

Luglio 21, 2022|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Dal rapporto stilato da ISPRA sui rifiuti speciali in Italia emerge che attualmente nello stivale (ultimi dati aggiornati al 2020) sono presenti 285 discariche (di cui 131 per rifiuti inerti, 143 per rifiuti non pericolosi e 11 per pericolosi), numeri in decrescita negli ultimi anni considerando che nel 2018 le discariche erano 310 mentre 305 nel 2019. Questo preambolo serve a inquadrare la situazione attuale per quanto concerne il discorso relativo alle discariche in Italia. Dall’analisi emergono due principali criticità:

-L’Unione Europa ha stabilito che tutti i paesi membri dovranno mantenere la soglia di utilizzo delle discariche al dì sotto del 10% entro il 2035;

-Si stima che entro 3 anni si satureranno le discariche in Italia, con differenze sostanziali in ordine temporale tra Nord (4,5 anni) e Sud (1,5 anni).

discariche

I due sopracitati sono i principali problemi legati alle discariche, non trascurando le ripercussioni ambientali ed economiche (vedi gli elevati costi della TARI) che sono scaturite nel corso degli anni, come conseguenza di una gestione poco lungimirante da parte degli enti preposti. In questo senso le due più valide alternative alla discarica sono rappresentate dal riciclo (anch’esso rientra tra i diktat imposti dall’UE ai paesi membri, e prevede che la soglia minima sia del 65% entro il 2035) e dal recupero energetico dei rifiuti.

Entrambe rappresentano due soluzioni virtuose che sposano il tanto agognato concetto di economia circolare, poiché se nel caso del riciclo viene data una nuova vita ai rifiuti, con il recupero energetico lo scarto diventa risorsa sotto forma di energia termica ed elettrica, beni che oggi non possiamo più considerare così scontati vista l’attuale situazione geopolitica mondiale non proprio idilliaca che sta generando carenza di energia e di materie prime che si tramutano in continui rincari.

Il ruolo delle discariche nel futuro

Possiamo dunque affermare che le discariche da qui al 2035 rivestiranno un ruolo sempre più marginale nel ciclo della gestione dei rifiuti in Italia e non solo, (verranno utilizzate come destinazione finale solo per materiali a basso contenuto di carbonio organico e per rifiuti non riciclabili e che non potranno essere utilizzati per produrre energia) lasciando sempre maggiore spazio a tecnologie decisamente più virtuose ed all’avanguardia, che permetteranno di apportare un valore aggiunto sia dal punto di vista ambientale che economico.

Ovviamente questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se si sopperirà alla carenza di impianti nella nostra nazione (soprattutto al Centro-Sud). L’attuale situazione che sta vivendo Roma è la più lampante dal punto di vista del deficit impiantistico, da quando la discarica di Malagrotta ha chiuso i battenti la citta è sommersa dai rifiuti. Le amministrazioni locali hanno chiuso la discarica ma non si sono preoccupate di trovare delle soluzioni impiantistiche volte alla corretta gestione del ciclo dei rifiuti, ma hanno preferito dare via principalmente al così detto “turismo dei rifiuti” verso le nazioni del Nord Europa e non solo, creando danni ambientali ed economici incommensurabili.

E proprio dal quel Nord Europa che bisognerebbe prendere spunto, (le nazioni più virtuose hanno percentuali vicino alle zero sul piano dei conferimenti in discarica) per dare vita a impianti “avveniristici” che sono diventati dei poli di attrazione a livello globale come il termovalorizzatore di Copenaghen.

Ora che la discussione sulla realizzazione del termovalorizzatore a Roma è diventata di opinione pubblica, si può trasformare questa situazione di crisi in un’opportunità per ridare lustro alla nostra Capitale e seguire il solco virtuoso tracciato da nazioni più evolute, per valorizzare i rifiuti e renderli una risorsa a 360 gradi per l’ambiente, per i cittadini (anche attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro) e per l’economia.

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fanghi di depurazione

COME TRATTARE I FANGHI DI DEPURAZIONE

Mese: Luglio 2022

Luglio 7, 2022|In Progettazione|By Maurizio Tucci

Con il Regolamento europeo 2019/1009 cambia il modo di trattare i fanghi di depurazione.

In Italia solo nel 2018 abbiamo prodotto 3,1 milioni di tonnellate di fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane (fonte ISPRA), a cui vanno aggiunte circa 800.000 tonnellate di fanghi derivanti da attività industriali.

Fanghi di depurazione

Fanghi di depurazione e criticità

Illustrati questi numeri e fatta questa importante premessa, utile ad incorniciare meglio la situazione globale che ruota attorno al mondo dei fanghi di depurazione in Italia, possiamo affermare che ci sono due principali criticità relative alla gestione ed allo smaltimento. La prima importante criticità è che il 55% dei fanghi finiscono in discarica e di conseguenza lo smaltimento è superiore al recupero che si attesta sul 40%, in controtendenza con le direttive dell’Unione Europa che ha richiesto agli stati membri di ridurre l’utilizzo delle discariche al di sotto del 10% entro il 2035.

La seconda criticità riguarda i fanghi recuperati: il 70% finisce in R3 (riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi), di cui una buona parte viene riutilizzata all’interno di impianti di compostaggio per la produzione di fertilizzanti, ma anche in questo caso la nuova direttiva in materia dell’Unione Europa cambia gli scenari, poiché cita testualmente:

A partire dal 16 Luglio 2022 sarà efficacie il regolamento UE 2019/1009 che non consente l’utilizzo dei fanghi di depurazione e industriali per la produzione di compost quale prodotto fertilizzante UE da immettere nel mercato europeo.

Questa nuova direttiva è stata introdotta perché se da un lato i fanghi hanno rappresentato una risorsa per l’agricoltura per via del buon contenuto di sostanze organiche e di minerali come azoto e fosforo, dall’altro a causa della loro potenziale contaminazione sono considerati un pericolo. Infatti, possono contenere al loro interno composti organici nocivi come inquinanti organici persistenti, interferenti endocrini, sostanze farmaceutiche e metalli pesanti.

Fanghi di depurazione e il loro utilizzo

Escluse le vie del conferimento in discarica successivo al processo di stabilizzazione-solidificazione (destinazione che riguarda principalmente i fanghi inorganici) e il riutilizzo come ammendanti in agricoltura, appare palese che la migliore soluzione dal punto di vista gestionale per i fanghi di depurazione sia il recupero energetico. Prima di essere trasformati in energia elettrica/termica, i fanghi devono essere sottoposti ad essiccamento, con questa tecnologia i fanghi sono trattati con il calore che ne riduce il volume ed il peso e quasi totalmente la presenza d’acqua.

Una volta terminato quest’ultimo processo i fanghi sono a tutti gli effetti considerabili biomasse, e quindi possono essere inviati al recupero energetico in impianti di gassificazione e il calore prodotto può essere utilizzato per l’essiccatore mentre l’energia elettrica per l’autosostentamento del sistema, così da creare una vera e propria economia circolare. In questo modo si genera un circolo virtuoso che tende a mitigare gli impatti ambientali ed economici, e trasforma un problema da gestire come il fango in una risorsa da valorizzare.